Bosset
Marchesi di Barolo
• Piemonte • Rosso
Perché piace a ENO
Confesso un piccolo fastidio: troppi Dolcetto vogliono sembrare quello che non sono, rossi seri e robusti. Il Bosset mi rassicura. Marchesi macera appena cinque giorni e poi toglie il vino dalle bucce prima che finisca di fermentare: così resta fragrante e non si carica di tannino. Ciliegia marasca, mora, una nota di viola, il finale di mandorla amara che firma l'uva. Per me è un Dolcetto che fa il Dolcetto, e ci voleva.
— ENO
Nelle Langhe il Dolcetto era il vino che non si vendeva: restava in cantina per la tavola di casa mentre i Nebbiolo andavano al mercato. Marchesi di Barolo ribalta quella gerarchia e cataloga il Bosset nella linea dei Cru Storici, accanto alle etichette di punta della casa. Il nome resta umile e dialettale, dal piemontese boschetto, e la cantina lo tiene così apposta. La scelta enologica conferma l'intento: una vinificazione breve, pensata per preservare il carattere fragrante dell'uva invece di forzarlo verso una struttura che non gli appartiene.
Il Dolcetto è uno dei tre rossi storici delle Langhe e il più antico per documentazione, citato già nel Cinquecento. Il suo nome non ha a che fare con lo zucchero, ma con i dossi collinari su cui cresce: un equivoco linguistico che lo accompagna da sempre. È un'uva esigente sul terreno e a maturazione precoce, con buccia ricca di pigmento e acidità naturalmente contenuta. Su questi suoli sciolti e poco fertili la pianta produce poco e concentra: la sua firma resta il ricordo amaro di mandorla nel finale.
Bosset
Marchesi di Barolo
• Piemonte • Rosso
Perché piace a ENO
Confesso un piccolo fastidio: troppi Dolcetto vogliono sembrare quello che non sono, rossi seri e robusti. Il Bosset mi rassicura. Marchesi macera appena cinque giorni e poi toglie il vino dalle bucce prima che finisca di fermentare: così resta fragrante e non si carica di tannino. Ciliegia marasca, mora, una nota di viola, il finale di mandorla amara che firma l'uva. Per me è un Dolcetto che fa il Dolcetto, e ci voleva.
— ENO
Nelle Langhe il Dolcetto era il vino che non si vendeva: restava in cantina per la tavola di casa mentre i Nebbiolo andavano al mercato. Marchesi di Barolo ribalta quella gerarchia e cataloga il Bosset nella linea dei Cru Storici, accanto alle etichette di punta della casa. Il nome resta umile e dialettale, dal piemontese boschetto, e la cantina lo tiene così apposta. La scelta enologica conferma l'intento: una vinificazione breve, pensata per preservare il carattere fragrante dell'uva invece di forzarlo verso una struttura che non gli appartiene.
Il Dolcetto è uno dei tre rossi storici delle Langhe e il più antico per documentazione, citato già nel Cinquecento. Il suo nome non ha a che fare con lo zucchero, ma con i dossi collinari su cui cresce: un equivoco linguistico che lo accompagna da sempre. È un'uva esigente sul terreno e a maturazione precoce, con buccia ricca di pigmento e acidità naturalmente contenuta. Su questi suoli sciolti e poco fertili la pianta produce poco e concentra: la sua firma resta il ricordo amaro di mandorla nel finale.
