Barbaresco Riserva
Marchesi di Barolo
• Piemonte • Rosso
Perché piace a ENO
Confesso che davanti a una Riserva 2015 mi prendo il mio tempo, perché lei se l'è preso con me. Cinquanta mesi prima di arrivare nel bicchiere: è una dichiarazione, non un dato tecnico. La 2015 è una di quelle annate che il Nebbiolo non dimentica, e qui si sente tutto. Tabacco, rosa canina, un goudron netto, tannini ormai messi in riga. Per me è la pazienza fatta vino, e a questo non so dire di no.
— ENO
Questa Riserva nasce da una decisione di geografia prima che di cantina. Dagli anni Ottanta gli Abbona cominciano a rifornirsi nel Barbarescano di Neive, sull'altra sponda del Tanaro rispetto al borgo che dà il nome alla casa. La Riserva non è un Barbaresco potenziato, ma una questione di disciplina: il vino sosta a lungo, prima in cemento per conservare il frutto, poi nelle botti grandi tradizionali della cantina, le stesse essenze delle storiche Botti della Marchesa. La barrique, qui, non viene considerata grammatica del Barbaresco.
Il Nebbiolo è considerato la varietà italiana più sensibile al luogo: lo stesso clone, su versanti diversi, racconta storie diverse. A Neive incontra le Terre Bianche, suoli ricchi di argilla e calcare, compatti e impermeabili, che obbligano la vite a radicarsi in profondità per cercare acqua. La pianta risponde con grappoli radi e acini piccoli, e concentra minerali ed estratto. Da quella tensione nasce, dopo un lungo riposo, il goudron: il sentore di catrame che è la firma di questa uva quando raggiunge la sua età adulta.
Barbaresco Riserva
Marchesi di Barolo
• Piemonte • Rosso
Perché piace a ENO
Confesso che davanti a una Riserva 2015 mi prendo il mio tempo, perché lei se l'è preso con me. Cinquanta mesi prima di arrivare nel bicchiere: è una dichiarazione, non un dato tecnico. La 2015 è una di quelle annate che il Nebbiolo non dimentica, e qui si sente tutto. Tabacco, rosa canina, un goudron netto, tannini ormai messi in riga. Per me è la pazienza fatta vino, e a questo non so dire di no.
— ENO
Questa Riserva nasce da una decisione di geografia prima che di cantina. Dagli anni Ottanta gli Abbona cominciano a rifornirsi nel Barbarescano di Neive, sull'altra sponda del Tanaro rispetto al borgo che dà il nome alla casa. La Riserva non è un Barbaresco potenziato, ma una questione di disciplina: il vino sosta a lungo, prima in cemento per conservare il frutto, poi nelle botti grandi tradizionali della cantina, le stesse essenze delle storiche Botti della Marchesa. La barrique, qui, non viene considerata grammatica del Barbaresco.
Il Nebbiolo è considerato la varietà italiana più sensibile al luogo: lo stesso clone, su versanti diversi, racconta storie diverse. A Neive incontra le Terre Bianche, suoli ricchi di argilla e calcare, compatti e impermeabili, che obbligano la vite a radicarsi in profondità per cercare acqua. La pianta risponde con grappoli radi e acini piccoli, e concentra minerali ed estratto. Da quella tensione nasce, dopo un lungo riposo, il goudron: il sentore di catrame che è la firma di questa uva quando raggiunge la sua età adulta.
